Approfondimenti sulla relazione medico-paziente
(SECONDA PARTE leggi la PRIMA PARTE)
La relazione terapeuta-paziente, con le sue particolari caratteristiche spazio-temporali (setting), costituisce una struttura socioculturale; questa viene sottoposta ad un processo dinamico che veicola un determinato contenuto, significato o azione, il quale a sua volta rimodella la cultura relazionale trasformandola ciclicamente in una “metastruttura”, con potenzialità trasformative e terapeutiche.
L’insieme delle psicoterapie può essere pertanto organizzato secondo la triade metodologica di struttura – processo – contenuto.
In particolare, è il processo che ci fornisce l’approccio iniziale consentendoci di distinguerne tre gruppi principali:
Terapie basate sull’attività
Terapie basate sulla corporeità
Terapie basate sulla comunicazione
Le terapie che ci interessano più da vicino sono quelle che utilizzano il processo della comunicazione. Non tratteremo quindi le diverse terapie che fanno dell’attività lo strumento principale per indurre un miglioramento dello stato psicologico del soggetto (musicoterapica, danzaterapia, arteterapia ecc.), né quelle terapie che utilizzano prevalentemente l’intervento sul corpo (orgonoterapia, bioenergetica, ipnosi ecc.).
Le terapie basate sul processo della comunicazione possono essere distinte:
a) in base al contenuto, in
Terapie di insight o esperienziali (psicoanalisi, psicologia analitica, psicologia individuale)
Terapie di cambiamento (psicoterapia relazionale, psicoterapia cognitiva-comportamentale)
b) in base alla struttura o “setting”, in
Terapie individuali
Terapie di gruppo
Terapie famigliari
Terapie brevi
La relazione nella psicoterapia psicoanaltica
La psicoterapia psicodinamica opera all’interno di un setting caratterizzato da regole e confini assai ben definiti, concernenti la durata delle sedute, l’onorario del terapeuta, l’assenza di qualsiasi contatto fisico e di rapporti al di fuori della terapia ecc. Tutto ciò crea e mantiene una situazione asimmetrica, in cui c’è una persona (il paziente) che ha bisogno di aiuto ed un’altra (il terapeuta) che è in grado di fornirglielo. Il presupposto teorico di riferimento per tale asimmetria è naturalmente l’esistenza dell’inconscio e lo sviluppo del transfert. Asimmetria non significa assenza di reciprocità fra paziente e analista, tuttavia la reciprocità è concepita in modo diverso a seconda del modello teorico di riferimento, aumentando progressivamente dall’alleanza di lavoro nella psicoanalisi classica alla mutualità della partecipazione nella psicoanalisi relazionale fino alla condivisione collettiva di tutti i membri del gruppo, terapeuta compreso, in gruppoanalisi.
La relazione nella psicoterapia cognitivo-comportamentale
La relazione terapeutica è intesa come paritetica e collaborativa. Le caratteristiche del setting (orari delle sedute, frequenza degli appuntamenti, ecc.). devono essere discusse e concordate, evitando accuratamente quegli aspetti che possono sottolineare la disparità fra il terapista ed il paziente, come ad esempio il lettino o altri strumenti tipici della psicoanalisi classica. Il paziente viene invitato a definire egli stesso l’obiettivo del trattamento, nei confronti del quale il terapeuta si pone come facilitatore, collaborando allo sforzo del paziente per raggiungerlo.
La relazione nella psicoterapia sistemico-relazionale
La relazione terapeutica è più ampia rispetto alle precedenti, in quanto per definizione l’intervento avviene sulle relazioni e sul sistema di appartenenza del singolo individuo. Le caratteristiche del setting sono molto più flessibili, al fine di consentire di cogliere l’importanza dell’insieme famigliare, senza dover tralasciare i sottosistemi e gli individui che ne fanno parte. La relazione terapeutica deve essere tale da consentire all’osservatore di avere dell’individuo una conoscenza che tenga conto del variare del comportamento in funzione delle situazioni ambientali e del comportamento degli altri.